Un silenzio catastrofico. Gli alunni stranieri nella scuola italiana (parte 1 di 3)

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“Ma se si perde loro la scuola non è più scuola.
È un ospedale che cura i sani e respinge i malati.
Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile”
(Lettera a una professoressa)

Cominciamo con i dati.

Che il numero degli studenti stranieri nella scuola italiana sia in crescita ormai da una ventina d’anni lo sanno tutti. Ma quanti sono questi studenti, come sono distribuiti, e qual è il loro andamento?

Secondo il rapporto del Miur (Gli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano   a.s 2013-14) gli alunni di cittadinanza non italiana sono il 9% del totale, un po’ più numerosi dalla scuola dell’infanzia alla fine delle medie (circa il 10%), quasi il 7% nelle superiori. A Torino, Milano e in altre grandi città del Nord sono però quasi il 20%.

Alunni Stranieri 2

Quelli entrati per la prima volta nel sistema scolastico italiano, i neo-arrivati, sono il 4,9% del totale degli alunni con cittadinanza non italiana. Gli altri hanno già frequentato una, due o tutte le classi i Italia.

Fino alla terza media italiani e stranieri frequentano la stessa scuola, almeno in teoria. In pratica assai meno, perché l’istituto frequentato dipende dalla zona di residenza, e gli stranieri non sono distribuiti in modo uniforme sul territorio. Quindi ci sono plessi in cui si trovano quasi solo italiani e altri in cui si trovano quasi solo stranieri: a Torino si va da elementari che hanno oltre il 95% di alunni italiani ad altre, come la Parini, che hanno l’88% di alunni stranieri; per le medie le percentuali di stranieri oscillano dal 2,5% al 79% (dato del 2012 del comune di Torino). È difficile pensare che le scuole ai due estremi si somiglino nei programmi e nei risultati.

Alle superiori i percorsi scolastici più scelti dagli alunni figli di migranti sono quelli professionali e tecnici. Quelli che sono nati in Italia scelgono un indirizzo professionale nel 29,2% dei casi, quelli nati all’estero nel 39,5%. La scelta dell’istruzione tecnica riguarda il 41,1% degli alunni figli di migranti nati in Italia e il 38,1% per i nati all’estero. Anche se rispetto agli scorsi anni si evidenzia un leggero aumento nella scelta del Liceo Scientifico (15,5% dei nati in Italia e 10,3% dei nati all’estero), questi percorsi differiscono profondamente da quelli scelti dai ragazzi italiani, che si iscrivono per il 23% al liceo scientifico, per il 33% al tecnico e solo per il 19% al professionale, che sta diventando sempre più la scuola degli stranieri.

Alunni Stranieri 1

Ancora più ampio è il divario se si considerano i risultati. Il rapporto del MIUR mette in luce come gli alunni stranieri comincino a perdere terreno già dalla scuola primaria, anzi soprattutto nella scuola primaria, in cui sono quasi i soli a essere colpiti dalle ripetenze.

In 5a elementare, il 25% è indietro di un anno, il 2,8% di due. In 3a media quasi il 30% è indietro di un anno, e oltre il 13% di due; complessivamente a 14 anni è in ritardo il 52,7 dei ragazzi stranieri. In 1a superiore il 30% è indietro di un anno, il 18% di due, circa il 7% di tre. In 3a superiore è in regola meno del 30%; a 18 anni è in ritardo il 73,7 degli studenti stranieri e in 5a più del 30% è indietro di due anni.

Paragoniamo questi dati con quelli relativi ai ragazzi italiani: alla fine della scuola primaria i bambini stranieri in ritardo sono 7,7 volte di più di quelli italiani; in terza media 5,5 volte; nelle superiori solo 3. Non è un dato confortante come sembra: prima di tutto perché la selezione maggiore è già avvenuta con la scelta dell’indirizzo di studi e soprattutto con l’uscita dei più deboli da ogni   percorso scolastico; in secondo luogo perché più il divario è precoce più diventa incolmabile e più forte è il rischio dell’emarginazione.

I dati relativi alla presenza di stranieri all’Avogadro e i loro risultati riflettono perfettamente il quadro nazionale.

Il rapporto del MIUR fotografa in modo impietoso l’incapacità del sistema scolastico italiano di garantire a tutti l’istruzione a cui tutti hanno diritto. Il ministero quindi non solo conosce la situazione, ma destina personale e risorse al suo monitoraggio.

Che cosa si fa però per cercare di rispondere a questo fallimento della scuola italiana “che cura i sani e respinge i malati”? quante pagine delle pletoriche 136 della Buona scuola di Renzi sono dedicate a questo argomento?

Nemmeno una.

Come se ignorare il problema bastasse a risolverlo.

prof.ssa Francesca Beria

Ragazzi mutilati. Gli alunni stranieri nella scuola italiana (parte 2 di 3)

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