Un torinese a Istanbul

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Le vacanze si avvicinano, quelle di Pasqua sono alle porte, quelle estive all’orizzonte. Vi parliamo quindi di una possibile meta di viaggio: di una città a cavallo tra Europa ed Asia.

La città è Istanbul.

Basilica di Santa Sofia
Basilica di Santa Sofia

Orhan Pamuk, scrittore turco premio Nobel nel 2006, dice che il miglior libro scritto su Istanbul è di un autore italiano per ragazzi.

Il libro si intitola Costantinopoli e l’autore è Edmondo De Amicis (si, proprio lui l’autore di Cuore).

De Amicis ha scritto il libro durante un soggiorno nella città, nel 1874, in qualità di corrispondente letterario della Illustrazione italiana; insieme a lui l’amico pittore Enrico Yunk che avrebbe dovuto curare le illustrazioni.

Il libro è stato pubblicato tre anni dopo. Nel 2005 Einaudi ne ha pubblicato una versione ridotta.

La copertina del libro di Edmondo De Amicis 'Costantinopoli' - Einaudi
La copertina del libro di Edmondo De Amicis ‘Costantinopoli’ – Einaudi

Lasciamo la parola a De Amicis. Ecco come descrive l’ultima notte di viaggio sulla nave che lo porta a Costantinopoli:

Perchè la prima pagina del mio libro m’esca viva e calda dall’anima, debbo cominciare dall’ultima notte del viaggio, in mezzo al mare di Marmara, nel punto che il capitano del bastimento s’avvicinò a me e al mio amico Yunk, e mettendoci le mani sulle spalle, disse col suo schietto accento palermitano: – Signori! Domattina all’alba vedremo i primi minareti di Stambul.
Ah! ella sorride, mio buon lettore, pieno di quattrini e di noia; ella che, anni sono, quando le saltò il ticchio d’andare a Costantinopoli, in ventiquattr’ore rifornì la borsa e fece le valigie, e partì tranquillamente come per una gita in campagna, incerto fino all’ultimo momento se non fosse meglio prendere invece la via di Baden-Baden! Se il capitano del bastimento ha detto anche a lei: – Domani mattina vedremo Stambul – lei avrà risposto flemmaticamente: – Ne ho piacere. – Ma bisogna aver covato quel desiderio per dieci anni, aver passato molte sere d’inverno guardando melanconicamente la carta d’Oriente, essersi rinfocolata l’immaginazione colla lettura di cento volumi, aver girato mezza l’Europa soltanto per consolarsi di non poter vedere quell’altra mezza, essere stati inchiodati un anno a tavolino con quell’unico scopo, aver fatto mille piccoli sacrifizi, e conti su conti, e castelli su castelli, e battagliole in casa; bisogna infine aver passato nove notti insonni sul mare, con quell’immagine immensa e luminosa davanti agli occhi, felici tanto da provar quasi un sentimento di rimorso pensando alle persone care che si sono lasciate a casa; e allora si capisce che cosa voglion dire quelle parole: – Domani all’alba vedremo i primi minareti di Stambul; – e invece di rispondere flemmaticamente: – ne ho piacere – si picchia un pugno formidabile sul parapetto del bastimento.

L’ultima sera sulla nave è una sera tiepida e serena. De Amicis passa una notte quasi insonne per l’emozione dell’arrivo a Costantinopoli. Al mattino presto è già sul ponte della nave, ma:

Appena vidi un barlume di giorno, saltai giù; Yunk era già in piedi; ci vestimmo in furia, e salimmo in tre salti sopra coperta.
Maledizione!
C’era la nebbia.
Una nebbia fitta copriva l’orizzonte da tutte le parti; pareva imminente la pioggia; il grande spettacolo dell’entrata in Costantinopoli era perduto; il nostro più ardente desiderio, deluso; il viaggio in una parola, sciupato!
Io rimasi annichilito.
In quel punto comparve il capitano col suo solito sorrisetto sulle labbra.
Non ci fu bisogno di parlare; appena ci vide, capì, e battendoci una mano sulla spalla, disse in tuono di consolazione:
Niente, niente. Non si sgomentino, signori. Benedicano anzi questa nebbia. In grazia della nebbia loro faranno la più bella entrata in Costantinopoli che abbiano mai potuto desiderare. Fra due ore avremo un sereno meraviglioso. Riposino sulla mia parola.
Mi sentii tornare la vita.

Moschea Blu
Moschea Blu

Ed ecco infine la descrizione di Costantinopoli con Santa Sofia e la Moschea Blu che emergono dalla nebbia:

In poco tempo rimase scoperto un tratto di città lungo due miglia; ma, dico il vero, lo spettacolo non corrispondeva alla mia aspettazione. Eravamo nel punto in cui il Lamartine domandò a sè stesso: – È questa Costantinopoli? – e gridò: – Che delusione! – Le colline erano ancora nascoste, non si vedeva che la riva, le case formavano una sola fila lunghissima, la città pareva tutta piana. – Capitano! – esclamai anch’io –; è questa Costantinopoli? – Il capitano m’afferrò per un braccio, e accennando colla mano dinanzi a sè: – Uomo di poca fede! – gridò –; guardi lassù. – Guardai! e mi fuggì un’esclamazione di stupore. Un’ombra enorme, una mole altissima e leggiera, ancora coperta da un velo vaporoso, si sollevava al cielo dalla sommità d’un’altura, e rotondeggiava gloriosamente nell’aria, in mezzo a quattro minareti smisurati e snelli, di cui le punte inargentate scintillavano ai primi raggi del sole. – Santa Sofia! – gridò un marinaio; e una delle due signore ateniesi disse a bassa voce: – Hagia Sofia! (La santa sapienza). I turchi a prora s’alzarono in piedi. Ma già dinanzi e accanto alla grande basilica, si sbozzavano a traverso la nebbia altre cupole enormi, e minareti fitti e confusi come una foresta di gigantesche palme senza rami – La moschea del Sultano Ahmed! – gridava il capitano, accennando –; la moschea di Bajazet, la moschea d’Osman, la moschea di Laleli, la moschea di Solimano. Ma nessuno lo sentiva più. Il velo si squarciava rapidamente, e da ogni parte balzavan fuori moschee, torri, mucchi di verzura, case su case; e più andavamo innanzi, più la città s’alzava e mostrava più distinti i suoi grandi contorni rotti, capricciosi, bianchi, verdi, rosati, scintillanti; e la collina del serraglio disegnava già intera la sua forma gentile sopra il fondo grigio della nebbia lontana. Quattro miglia di città, tutta la parte di Stambul che guarda il mare di Marmara, si stendeva dinanzi a noi, e le sue mura fosche e le sue case di mille colori si riflettevano nell’acqua terse e nitide come in uno specchio.

Il libro di Edmondo De Amicis in edizione francese nella vetrina di una libreria a Istanbul
Il libro di Edmondo De Amicis in edizione francese nella vetrina di una libreria a Istanbul

Nota: I brani citati sono tratti dall’edizione elettronica del libro dal sito www.liberliber.it (per chi non lo conoscesse Liber Liber è una o.n.l.u.s. nota per il progetto Manuzio, biblioteca digitale accessibile gratuitamente, e per l’archivio musicale LiberMusica)

 

 

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