Intervista a Marco Aime

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In occasione dell’incontro con gli studenti dell’Avogadro, per la presentazione del suo libro ‘All’Avogadro si cominciava a ottobre’, siamo riusciti a intervistare Marco Aime, docente di antropologia all’Università di Genova ed ex allievo dell’Istituto Avogadro.

Ringraziamo il prof. Aime per la sua disponibilità e cortesia.

Marco Aime Copertina libro

AvoSerale – Nello scrivere il libro ha compiuto un viaggio a ritroso o è stata una ripartenza?

Aime – In qualche modo quei ricordi mi avevano sempre accompagnato, magari standosene in un angolo, un po’ nascosti, per saltare fuori di tanto in tanto. Poi come spesso mi capita, a un certo punto, hanno preso una forma loro e una loro vita e io mi sono messo a dargli un ordine e a rileggerli con lo sguardo della storia. Così mi sono reso finalmente davvero conto, di aver avuto fortuna a vivere quegli anni e a viverli all’età giusta.

AvoSerale – Scrive di “cose” accadute quarant’anni fa, che effetto le ha fatto reincontrare il giovane Marco Aime? Vi siete subito riconosciuti?

Aime – Forse quel Marco non è cambiato molto. Credo di essere invecchiato più nel fisico che nel modo di approcciare le cose. Quel Marco non ha mai cessato di vivere e quello di oggi è il prodotto di un percorso che proprio in quegli anni ha conosciuto una svolta determinante. Quei valori che ancora oggi condivido e perseguo sono maturati allora, in quegli anni e con quegli amici.

AvoSerale – Il suo è un racconto colorato e vivace, vivo, di quegli anni, in controtendenza col clima cupo e torbido inserito negli anni di piombo, notte della Repubblica, ecc.

Aime – Un po’ dipende dal mio carattere: per una battuta mi farei spellare, come canta Guccini, un po’ perché quegli anni non erano solo cupi come una certa lettura mediatica vuole fare apparire. Nessuno nega che c’era una lotta politica che spesso sfociava in violenza atroce, ma c’erano anche molti momenti ludici e tanta voglia di divertirsi.

AvoSerale – Leggendo il libro All’Avogadro si cominciava a ottobre, la musica e i testi di alcuni cantautori fanno da colonna sonora al racconto. Perché la musica è stata così formativa?

Aime – Il rock e i cantautori hanno accompagnato l’adolescenza di quella generazione, ne sono state la colonna sonora. La musica era argomento di discussione continua, pervadeva le nostre esistenze. Il rock traduceva le nostre rabbie e le nostre aspirazioni in suono, i cantautori le raccontavano nei loro versi, in modo poetico. Dal punto di vista musicale erano anni di grande innovazione e di forte sperimentazione. Certi gruppi emersi allora sono entrati nella storia della musica. Non so quanto ne fossimo consci allora, ma sentivamo che tutta quell’energia che muoveva dalla nostra generazione, passava attraverso quella musica e quelle parole.

La centrale elettrica londinese Battersea Power Station sulla copertina dell'album Animals dei Pink Floyd
La centrale elettrica londinese Battersea Power Station sulla copertina dell’album Animals dei Pink Floyd

AvoSerale – Sono anni di politica e di impegno, lo scrive più volte, ma poi parla poco di politica, solo qualche cenno qua e là…

Aime – Non parlo molto di politica in senso specifico, perché questo è un racconto e non un saggio, ma per politica intendo non solo i cortei e le manifestazione, politica era pensare in modo collettivo, vivere in modo collettivo, provare ed esercitare la solidarietà verso i tuoi compagni. Questo era politica, sentirsi parte del mondo e sentire che eri un tutto con gli altri.

PieroGilardi - Manifesti serigrafati
Piero Gilardi – Manifesti serigrafati

AvoSerale – Quanto ha contato quella formazione educativa in senso lato nella sua vita?

Aime – Moltissimo, le idee maturate allora sono rimaste ben piantate in me e non solo in me. Posso dirlo con certezza, ho rivisto alcuni dei vecchi compagni e nonostante tutti abbiano percorso strade diverse, sono rimarsi gli stessi, con gli stessi valori, lo stesso impegno, la stessa capacità di volere bene agli altri e la stessa voglia di ridere.

AvoSerale – Dalla fucina, al tornio, passando per l’elettrotecnica, all’antropologia…

Aime – Una strada improbabile, vero? Finita la scuola e il servizio militare sono andato a lavorare in una industria di gomma. Non dico il nome, ma inizia con una lettera lunga lunga. Ci sono rimasto per undici anni. Nel frattempo cercavo di dare esami all’università, ero iscritto a Lingue. Poi nel 1983 iniziai a viaggiare fuori dall’Europa, facevo soprattutto trekking. Furono un viaggio in Pakistan e uno in Mali a farmi nascere la passione per l’antropologia. Cambiai il piano di studi e alla tenera età di 32 anni mi sono laureato. Pochi giorni dopo mi sono licenziato (non ne potevo più) e ho fatto per un paio di anni il giornalista free lance, fino a quando ho vinto un dottorato in antropologia e di lì sono arrivato all’università.

(intervista a cura di Diego Giachetti)

Luca Pignatelli - Treno - 2007 - Acrilico su tela 300x400cm
Luca Pignatelli – Treno – 2007 – Acrilico su tela 300x400cm

 

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