Tutto è viaggio

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Andrea ci manda questo testo dicendo che è un po’ fuori tema essendo il ‘sogno’ il filo conduttore del blog.
Ma in fondo come dice Edgar Allan Poe:
‘Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato.’
E allora ecco a voi il testo.

Ricordo bene quell’attimo,l’imponente porta finestra che si spalanca,bianca, lucida e assolata; inizio a correre come se non ci fosse un domani; come una mosca poso lo sguardo, ora su una fontana, ora sulle aiuole fiorenti.
E’ l’agosto del 1996, mia madre mi ha descritto più volte quella scena, Versailles, finita la visita tra le sue innumerevoli stanze, ecco, il giardino.

Mi ricordo quella visita, una fotografia nella mente, lo sguardo all’orizzonte e l’incredulità nel non vederne la fine, la voglia di perdersi.
2008, il muro grigio, cadaverico, sono lì da troppo tempo, l’accendino, unica luce nelle tenebre.
Sono passati 8 mesi, alienato da quel contesto, faccio un altro tiro. Rintoccano le due a Casorzo. Lacrimo, mi sento perduto.

“Tutto è viaggio” dice Todorov; consapevole di questo, mi rendo conto che si viaggia anche quando si è fermi. Anzi no, non si può stare fermi, da Versailles a Casorzo.
Eterni viaggiatori, ne prendo coscienza, quando la libertà mi viene meno.

Quando tutto il mio itinerario è rinchiuso in un cortile o poco più.
E’ stato un viaggio, un viaggio duro, in una casa, pur sempre accogliente, ma pur sempre uno spazio limitato.
L’itinerario è nella mia mente, dove posso vagare liberamente, in un libro, dove trovare paesaggi lontani.

Alla fine del viaggio, Piazza Vittorio, un cocktail e gli amici di sempre.
Il piacere di una passeggiata nella albeggiante e silenziosa Torino. Un ritorno ai vecchi tempi nei rumori soavi e nei colori brillanti di una città spenta.

Sono passati anni, ma il tempo come unità di misura, mal si addice ad un viaggio, la mente detta “l’orario”, nulla è più vicino ed attuale. I ricordi viaggiano in uno spazio a-temporale.
E così ci si ritrova sul divano, ad esplorare mondi passati e lontani, con una sola “rete” di salvataggio.

Ci si illude che alla fine di un percorso, ci si senta nuovi, migliorati, ma non è nell’immediatezza, che si può valutare un percorso. Io ci arrivo sempre a notte inoltrata, quando annuso una sigaretta semi-spenta e intorno a me tutto si fa cupo, scuro, corvino; la mia mente lancia risposte a domande mai poste, risposte che possono bruciarti o accenderti, risposte a cui è impraticabile dar torto.

Il viaggio lo vedo così, senza tempo e senza percorso, perchè a volte perdersi, significa ritrovarsi.

Andrea (classe quinta informatica serale)

Alighiero Boetti 'Tutto'

Alighiero Boetti ‘Tutto’
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